Il 28 aprile il Parlamento in seduta plenaria a Strasburgo ha approvato la sua posizione sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. La relazione è stata adottata dalla maggioranza pro-europea composta da S&D, PPE, Renew e Verdi, mentre ha visto il voto contrario delle destre e di The Left. Per quanto riguarda i deputati italiani, la maggioranza di governo si è spaccata nell’espressione del voto: Forza Italia ha votato a favore, astenuti Fratelli d’Italia e contraria la Lega.
Le richieste della delegazione degli eurodeputati PD sono state inserite nel mandato con cui il Parlamento negozierà il prossimo bilancio comunitario con i governi: la relazione chiede un bilancio europeo più grande, che non includa i rimborsi del piano Next Generation EU e che mantenga distinti i fondi di coesione, per l’agricoltura e per il Fondo Sociale europeo.
L’aumento richiesto è di circa il 10% delle risorse stanziate, portando l’ammontare totale per il periodo 2028-2034 a 2.014 miliardi di euro, ossia l’1,27% del Reddito nazionale lordo (RNL). Il rimborso del piano NGEU, pari a un ulteriore 0,11% del RNL, deve essere previsto al di sopra dei massimali del QFP, attraverso l’utilizzo delle risorse proprie.
Il testo approvato chiede con forza il rigetto della proposta della Commissione europea sull’accorpamento dei fondi per la Politica agricola comune (PAC) e dei fondi di coesione all’interno di Piani di partenariato nazionali e regionali. La proposta prevede che l’erogazione dei fondi avvenga sulla base di un piano nazionale per Stato membro, un modello già utilizzato con il PNRR che prevede una gestione prevalentemente nazionale delle risorse europee. Un tale approccio, se adottato, indebolirebbe la dimensione europea della spesa, ridurrebbe trasparenza e prevedibilità dei finanziamenti ed escluderebbe il ruolo delle autorità regionali e locali.
La posizione del Parlamento europeo è contraria a questa architettura e vuole mantenere lo stanziamento di fondi specifici per ciascun settore politico, segnatamente:
- 433 miliardi per la PAC
- 7,3 miliardi per la pesca
- 307 miliardi per la politica di coesione (FESR, Interreg e Fondo di coesione)
- 124 miliardi per il Fondo Sociale Europeo (laddove la proposta della Commissione non prevede nemmeno l’esistenza del fondo bensì solo un target sociale del 14%)
Per quanto riguarda la seconda rubrica, ossia il finanziamento delle nuove priorità, il Parlamento chiede degli aumenti rispetto a quanto proposto dalla Commissione europea: 264 miliardi per il Fondo competitività, di cui 3 miliardi destinati al programma LIFE per i progetti green e 10 miliardi destinati a EU4Health; 200 miliardi per Horizon Europe per la ricerca e l’innovazione; 91 miliardi al programma CEF per trasporti ed energia; 47,39 miliardi al programma Erasmus+; 10,7 miliardi ad AgoraEU per diritti e cultura.
Anche sulla crisi abitativa il Parlamento vuole finanziamenti mirati che mobilitino diversi fondi, tra cui quelli del Fondo Competitività, con l’obiettivo di attuare un piano europeo per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili.
Per quanto riguarda l’azione esterna, il Parlamento invita a rafforzare il sostegno alle agenzie ONU e a fissare un obiettivo di almeno 25 miliardi di euro per gli aiuti umanitari. Si sostiene inoltre un ruolo più incisivo dell’UE nella ricostruzione post-conflitto, con finanziamenti dedicati all’Ucraina e a Gaza, e finanziamenti aggiuntivi per accordi di pesca sostenibili con i Paesi terzi, per garantire reciprocità negli standard ambientali e nel rispetto dei diritti dei lavoratori della blue economy.
Sul lato delle entrate, la relazione riafferma il forte impegno del Parlamento a favore dell’introduzione di nuove risorse proprie, sia per il rimborso del debito di NGEU che per finanziare le politiche dell’Unione, anche tassando i giganti del web, le transazioni dei grandi player finanziari e il gioco d’azzardo, per raggiungere un livello di entrate di almeno 60 miliardi all’anno.
*Giuseppe Lupo è Eurodeputato Pd, Vicepresidente della Commissione Bilancio



