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“La nostra responsabilità? Costruire un futuro più giusto e migliore”. Tim Walz alla Global Progress Mobilisation

Buonasera a tutti.

Prima di tutto, un grande grazie al Primo Ministro Sánchez per la sua visione, per la sua leadership, e al popolo di Barcellona e della Spagna per aver ospitato questa conferenza così importante. Al Presidente Lula e ai rappresentanti arrivati qui da ogni parte del mondo, da vicino e da lontano, per una affermazione semplice e bellissima: è nostra responsabilità costruire un futuro migliore e più giusto per tutti i nostri popoli. E soprattutto, grazie a tutti gli attivisti che hanno riempito questa sala — quelli che ogni giorno alzano la voce, che parlano per chi non ha voce, perché chi sta al potere si accorga che il popolo c’è.

Molti di voi mi conoscono come “quello che oggi non è il Vicepresidente degli Stati Uniti”. Su questo ho una sola cosa da dire: mi dispiace molto. Ma a differenza dell’attuale Vicepresidente, non sono qui per tenervi lezioncine arroganti né per farvi la morale. Non sono qui per litigare con il Papa. E non sono qui a tenere comizi per qualche aspirante dittatore locale. Sono qui, invece, per ringraziarvi e per condividere qualche riflessione su cosa possiamo fare per essere parte di un movimento progressista che faccia avanzare tutti i nostri Paesi. Per trovare il modo di liberarci da questi aspiranti autoritari — nel vostro Paese come nel mio.

Forse sapete che ho la fortuna di essere uno dei cinquanta governatori degli Stati Uniti, ma governo il migliore Stato del Paese: il Minnesota. Ci chiamano lo “Stato della Stella Polare”, perché abbiamo sempre indicato la strada. È stato il ferro del Minnesota a forgiare i carri armati che in Europa combatterono la tirannia nazista. Sono stati gli agricoltori e i ricercatori del Minnesota a dare il via alla rivoluzione verde per contribuire a sfamare il mondo. Sono gli scienziati del Minnesota che oggi stanno trasformando la medicina in istituti come la Mayo Clinic. Se avete un pacemaker — o lo ha qualcuno che conoscete — arriva dal Minnesota. Il progresso è nel nostro DNA. Quando vediamo un problema, troviamo una soluzione.

E di problemi, oggi, ne abbiamo parecchi.

A casa, negli Stati Uniti, stiamo assistendo a un preoccupante concentramento del potere. Una massiccia forza paramilitare sta terrorizzando le nostre comunità, come avete visto a Minneapolis. Un indebolimento metodico della libertà di stampa, della magistratura indipendente, di elezioni libere, di ogni altra istituzione di controllo. Abbiamo un Presidente ottuso e con il grilletto facile, che ci ha trascinati in una guerra senza che ci fosse alcuna minaccia, senza obiettivi chiari e senza una strategia di uscita.

Chiamiamo le cose con il loro nome: questo è fascismo. O, come preferiscono loro,   “fascist curious”.

Certo, sarebbe facile salire qui e limitarsi a prendersela con Donald Trump. È un bersaglio facile — e chi mi conosce sa che non è che vada molto d’accordo con lui. Ma in questa sala abbiamo ben altri problemi, ben più grossi, da affrontare. Perché la verità è che l’autoritarismo non riguarda solo gli Stati Uniti: è ovunque. E sarebbe un errore non riconoscere anche i segnali incoraggianti — chi questa ideologia pericolosa l’ha respinta, come il Presidente Lula in Brasile, o come abbiamo visto in Ungheria.

Ma siamo qui perché dobbiamo prendere atto che, nell’ultimo decennio, l’autoritarismo è avanzato in tutto il mondo. È un’epidemia di sfiducia nei confronti del governo, negli Stati Uniti come altrove. La disinformazione e la paura di un mondo che cambia hanno certamente un ruolo. Ma la radice, credo, è il cinismo. La gente ascolta le promesse roboanti delle campagne elettorali, ma non sente che la propria vita migliori davvero dopo che quelle persone vengono elette. La disuguaglianza cresce. La crisi climatica accelera in modo spaventoso. La tecnologia diventa sempre meno umana. Ed è comprensibile che tutto questo renda la gente scettica nei confronti delle istituzioni, e disperata al punto da provare qualsiasi cosa.

Se vi chiedete che diavolo sia successo agli americani, io me lo sento dire ogni giorno, in varie versioni: “Trump non mi piace davvero, non so se abbia ragione, ma almeno è disposto a provare a rompere qualcosa, a provare a migliorare le cose.” Lo so, è un ragionamento stupido da morire. Ma è così che si sente la gente. Ed è proprio questo sentimento che alimenta il fascismo. È una minaccia con cui dovremo fare i conti non solo in queste elezioni, ma per anni a venire.

Se vogliamo uscire da questo pasticcio, non basta reagire a tutte le cose orribili che gente come Donald Trump e i dittatori a lui affini stanno facendo. Noi, come movimento progressista, abbiamo una responsabilità verso le persone che rappresentiamo: dare loro un’immagine cristallina di che cosa faremmo di diverso, una volta al governo. Offrire un’alternativa credibile a ciò che stiamo vedendo nel mondo. Cosa possiamo fare per migliorare la loro vita? Come possiamo renderla più facile? Quali paure possiamo alleviare? A quali aspirazioni possiamo avvicinarle?

E la buona notizia è questa: il progressismo è la migliore alternativa possibile a ciò che stiamo vedendo.

Il nostro modo di governare deve essere giocato per fare cose grandi. Serve una visione coraggiosa, capace di contrastare l’avidità aziendale che sta soffocando la nostra politica, di rompere il sistema che ha tenuto fermi i salari, che ha fatto crescere i costi e lasciato indietro le famiglie lavoratrici.

A proposito: vorrei che facessimo tutti un grande applauso alle persone che di sabato, lontane dalle loro famiglie, stanno lavorando per montare questo palco e rendere possibile questa conferenza. Grazie a loro.

Quando veniamo eletti, dobbiamo scuotere lo status quo — perché in tanti si chiedono, e l’ho sentito dire anche in America, “che differenza fa chi eleggiamo? Tanto è la stessa cosa”. Dobbiamo avere una visione, sì; ma la visione non basta. Una volta al potere, bisogna poi fare cose che siano popolari, che abbiano un impatto concreto sulla vita delle persone, miglioramenti visibili da subito.

È quello che stiamo cercando di costruire in Minnesota. Ed è per questo che Donald Trump ci odia. Stiamo costruendo il modello.

Per chi non lo sapesse, il Minnesota non è uno Stato democratico, progressista, blu. È diviso esattamente a metà. Nel 2023, dopo le elezioni, mentre iniziavo il mio mandato di governatore, per la prima volta dopo decenni — e per un solo voto — ci siamo ritrovati con la maggioranza alla Camera, al Senato e al governatorato insieme. E vincere le elezioni, da solo, non basta. Bisogna osare — e in particolare, osare su cose che arrivino davvero alle classi lavoratrici.

In Minnesota abbiamo varato il credito d’imposta per l’infanzia più generoso degli Stati Uniti. Ridurrà la povertà infantile di un terzo. Abbiamo oggi il tasso di povertà infantile più basso d’America. Per gli europei qui presenti, questo potrà sembrare niente di straordinario, ma in Minnesota, e negli Stati Uniti, è una faccenda enorme. Abbiamo garantito dodici settimane di congedo parentale e per malattia retribuito a ogni singolo residente del nostro Stato. Da voi è ovvio; in America, no. Abbiamo investito cifre storiche nell’istruzione pubblica, e abbiamo fatto in modo che ogni bambino, in ogni scuola dello Stato, ricevesse colazione e pranzo gratuiti.

Io sono un insegnante di formazione. È buffo come i bambini, quando non hanno fame, imparino meglio.

Abbiamo realizzato la più ampia estensione dei diritti dei lavoratori in America. Abbiamo ridotto la criminalità nelle nostre comunità. E abbiamo protetto il diritto delle donne a prendere autonomamente le decisioni sulla propria salute riproduttiva. Siamo lo Stato-guida che entro il 2040 raggiungerà il 100% di elettricità pulita, priva di emissioni di carbonio, in tutto il Minnesota.

E sapete qual è stato il risultato? Più soldi nelle tasche delle persone, comunità più sicure, scuole migliori. E oggi siamo uno degli Stati più accoglienti per chi vuole aprire un’impresa, lo Stato più libero in cui vivere la propria vita, amare chi si vuole amare, prendere le proprie decisioni. E il posto migliore del Paese in cui crescere un figlio.

Ogni giorno dimostriamo ciò che è possibile quando si governa con coraggio e competenza. E tutto questo si fonda su un principio semplicissimo: non si vincono le elezioni per mettere da parte capitale politico in vista delle prossime elezioni. Quando si vince, quel capitale politico si deve consumare per migliorare la vita delle persone, il più in fretta possibile. Non lo si risparmia sperando di essere rieletti.

I progressisti l’hanno sempre saputo. Vincere il potere non serve a conservarlo. Il potere serve a osare quanto più è possibile, con ciò che ti è stato dato. E in Minnesota abbiamo scoperto una cosa: quando lo fai, succedono due cose. Varare politiche progressiste produce due risultati, ed entrambi sono piuttosto buoni. Il primo è migliorare la vita delle persone che ti sei impegnato a servire — mantenere la parola data, fare cose utili per loro. Questa è la cosa principale.

E sapete cosa succede dopo? Che se lo fai, le elezioni si risolvono da sole. Nel senso che, quando la vita delle persone migliora, chi ti ha votato vede un nesso diretto e concreto. E quando torna alle urne, ti vota di nuovo.

Questa mattina è stata posta una domanda: come facciamo a conservare il potere? Ecco: il popolo di Spagna, il Primo Ministro Sánchez e il suo governo hanno dimostrato che non solo si possono portare avanti politiche progressiste, ma che si può anche restare al potere — ed essere rieletti — mentre lo si fa.

È una regola semplice della vita, e lo dirò: per riconquistare la fiducia delle persone, se dici che farai una cosa, quella cosa devi farla, cavolo. È così che si ricostruisce il capitale politico. È così che si tiene il potere, per continuare a fare le cose che migliorano la vita della gente. Il senso di starcene qui è questo.

È un circolo virtuoso, va bene — ma richiede le persone che ci sono qui, e richiede lavoro duro. In Minnesota ha funzionato, e posso confermarvi una cosa: questo è il processo. È ciò che vedete qui. È ciò che vedete in Brasile. È ciò che sta iniziando a succedere negli Stati Uniti. Stiamo usando una visione progressista per respingere questo incubo.

Ho un secondo messaggio, per questo fine settimana. Lo percepisco in questa sala: in questo momento non siete troppo entusiasti dell’America. Lo capisco. E lasciatemi dire una cosa: c’è un sacco di americani che in questo momento non è troppo entusiasta di noi stessi. Ma la nuda realtà è questa, e voglio che lo sappiate: gli Stati che hanno votato per la prosperità, gli Stati che hanno votato per l’uguaglianza, gli Stati che hanno votato per un’agenda progressista contro Donald Trump nell’ultimo ciclo elettorale rappresentano due terzi dell’economia americana e la maggioranza delle persone.

So che questo non aggiusta le cose, non le rende migliori — ma possiamo comunque essere partner progressisti e produttivi nel mondo. E c’è una cosa, del nostro sistema di governo, che vale la pena ricordare: è costruito in modo che i leader più vicini alle persone abbiano più possibilità di incidere concretamente sulla loro vita. Per questo vi dico: prima di rinunciare a noi, ricordatevi che i governi sub-nazionali — Stati, amministrazioni locali, città — sono quelli che le cose le fanno davvero. Ci sono ampi margini per lavorare insieme: investimenti in energia pulita, ricerca medica, innovazione, diritti umani. Fra noi abbiamo i migliori ingegneri, i migliori scienziati, i migliori imprenditori del mondo, più la forza del settore privato e trilioni di dollari di capitale da investire nel resto del mondo, per migliorare la vita delle persone su tutto il pianeta.

Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma ce la faremo.

Qualcuno di voi me l’ha già sentito dire: io resto un ottimista incallito, anche in mezzo a tutto questo. Ho fatto l’insegnante nella scuola pubblica. Per fare quel mestiere bisogna essere ottimisti, perché il futuro dipende da quel lavoro. Più avremo successo, più respingeremo questa deriva autoritaria che attraversa il mondo.

Il fascismo non conosce confini. Ma in questa sala, neanche l’uguaglianza progressista e la nostra visione conoscono confini. Dobbiamo allungare la mano attraverso i continenti. Dobbiamo allungare la mano attraverso gli oceani. Dobbiamo coprirci le spalle a vicenda.

Non è la prima volta che ci troviamo in questa situazione. Sono orgoglioso di ricordare che siamo stati al vostro fianco. Furono sessanta abitanti del Minnesota a unirsi alla Brigata Lincoln e a venire proprio qui, in Spagna, per opporsi alle politiche fasciste di Franco. L’abbiamo già fatto. È già successo. E allora oggi ve lo chiedo: quei cittadini del Minnesota vennero qui da voi; adesso siete voi che servite a noi.

Non rinunciate al popolo americano. Rinunciate pure, e condannate, quella mostruosità che siede alla nostra Casa Bianca. Mantenete la pressione. Continuate a chiamarla con il suo nome. Continuate a opporvi. Continuate a smascherarla. Ma sappiate che le persone buone, quelle che stanno dalla parte giusta della storia, sono di più. Le persone buone, quelle a cui importa dell’uguaglianza, quelle che capiscono che non è “America First” ma “Humanity First”, tutti insieme — sono di più.

Questa sala lo sa. Avete visto cosa è successo a Minneapolis, cosa Trump ha fatto a noi. Ma avete visto anche duecentomila persone scendere in piazza contro tutto questo.

Questo è il lavoro della nostra epoca. Questo è il momento. E i vostri nipoti, un giorno, vi chiederanno: “Cosa hai fatto, tu, quando l’autoritarismo era in marcia in tutto il resto del mondo?” Ecco: la prima cosa che avete fatto è stata riunirvi a Barcellona e dire: “Non finché ci siamo noi. Resisteremo. Vinceremo.”

Grazie, Spagna. E adesso andiamo a prenderceli.

Tim Walz — Governatore del Minnesota, Stati Uniti