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di Gianni Cuperlo
Si dice che John Maynard Keynes a una interlocutrice che lo criticava accusandolo di avere cambiato posizione su qualche argomento, avesse risposto più o meno così: “Signora, quando attorno a me la realtà cambia, io cambio opinione. Lei cosa fa?”.
Forse poche altre volte in tempi recenti quell’immagine sembra valere per noi, per la politica e per la sinistra.
In una manciata di anni si è compiuto un balzo d’epoca destinato a condizionare il futuro di popoli, continenti, generi e generazioni.
La guerra, mai uscita dalla storia, è tornata al centro dell’Europa con l’invasione criminale dell’Ucraina, il pogrom del 7 ottobre di Hamas, il genocidio palestinese a Gaza e le altre decine di conflitti aperti in angoli diversi del mondo segnati da repressione e torture, dall’Iran al Sudan.
La seconda presidenza di Donald Trump calpesta i principi fondanti della democrazia liberale, dall’equilibrio e separazione dei poteri alla laicità delle istituzioni; tutto ciò mentre stato di diritto e democrazia subiscono un’aggressione senza eguali.
L’affermazione del presidente americano “Il limite del mio potere è nella mia morale” segna una frattura del legame transatlantico quanto e più della sciagurata decisione di scatenare una guerra commerciale a colpi di minacce, ricatti e dazi.
Quello che stiamo vivendo, però, è anche un tempo dove la scienza, tecnologie profondamente innovative, l’intelligenza artificiale possono schiudere nuovi orizzonti e opportunità, ma col rischio di essere piegate al dominio di un tecno-capitalismo predatorio sino dentro il cuore dell’Occidente.
In tutto questo l’Italia, dopo oltre tre anni di governo della destra, conosce una marginalità del suo ruolo sulla scena europea e internazionale; economia, salari, servizi essenziali a partire dal diritto alla prevenzione e alla cura, sono fermi al palo mentre si accentua il profilo repressivo di una maggioranza che soffre e limita le espressioni della critica e del dissenso politico e sociale.
Per tutto questo al centrosinistra serve un buon programma, e servono l’orgoglio e la forza per sfidare la destra sulla lettura di questo tempo storico e dell’Europa, di una visione, di uno scopo – un orizzonte – che combini diritti umani, emancipazione e speranza.
Insomma, serve un pensiero anche eretico perché non bastano più le categorie del mondo di ieri.
La Fondazione DEMO, dopo il suo atto fondativo e l’ingresso formale nella FEPS grazie al lavoro di Nicola Zingaretti, riprende il suo cammino di ascolto e comprensione di questo tempo drammatico, inquieto, eppure con luci di umanità e speranza.
Sarà un lavoro impegnativo, ma possibile con una intelligenza collettiva che mescoli spirito critico, sensibilità e la generosità di tante e tanti anche dei nostri circoli.
Cercheremo di riempire di contenuti una ricerca sugli snodi davanti a noi coinvolgendo città, competenze, professionalità, esperienze associative e di movimento, i mondi del sapere, della creatività, dell’arte, del lavoro in tutte le loro espressioni.
Ma ancora una volta tutto questo potrà vivere grazie a volontarie e volontari, a territori e a un senso di comunità.
E allora, mettiamoci in cammino.
Un abbraccio
Gianni Cuperlo
Presidente Fondazione Demo
